In silenzio, per generare valore – prima parte

Nel suo argomentato elogio del silenzio, Francesca Rigotti fa esplicito riferimento a Elinor Ostrom, i cui studi sulle comunità prosociali irrobustiscono molti passaggi di Zainocrazia. Le indicazioni raccolte nell’articolo sono belle e coinvolgenti ma ne manca una importante, e ce n’è una di troppo.

Sebbene l’autrice non coltivasse alcuna intenzione enciclopedica, viene voglia di affiancare, ai libri citati nell’articolo, La pazienza del nulla di Arturo Paoli. Un testo breve e denso, che ci permette di ascoltare il deserto – dimensione dell’assoluto silenzioso – attraverso l’esperienza che ne ha fatto questo irriverente sacerdote. Nelle pagine di Zainocrazia dedicate a fare di meglio con meno e al valore della sottrazione, della mancanza e della disabilitazione, le osservazioni di Paoli sono decisive.

D’altro canto, la frase di Pascal con cui Francesca Rigotti chiude l’articolo è un vero affronto alla zainocrazia.

«La disgrazia degli uomini consiste nel non saper essi starsene tranquilli in una stanza». A me pare vero il contrario. La fortuna degli uomini credo consista proprio nella inquietudine che li invade non appena hanno occasione di attardarsi nella stanza. Siamo venuti al mondo solo per poterlo attraversare. Tecnicamente, siamo di stanza unicamente nell’esplorazione. Ed è principalmente per questa ragione che apprezziamo il silenzio: cerchiamo in esso la porta della stanza ulteriore.