La zainocrazia fa bene alla sicurezza sul lavoro

Ecco come si conclude la riflessione di Andrea Trespidi, che pone l’orientamento zainocratico in diretta relazione con la safety:

“Se chi pianifica e progetta, artefice del lavoro come immaginato, non passerà dalla burocrazia alla zainocrazia, non avrà mai a fuoco il lavoro come fatto, perché talvolta il lavoro come fatto è anche dominato dall’ignoranza, quell’universo di azioni che si compiono laddove non del tutto si conosce ma comunque, si agisce.”

Niente male.

La burocrazia non è la soluzione

Quando una organizzazione decide di attivare un “settore trasparenza e anticorruzione” – sono sempre più diffusi, non si salva quasi nessuno – deve mettere in conto che, prima o poi, il responsabile del settore venga interdetto e sospeso dal servizio per nove mesi, perché “in soli due mesi si è assentata 160 volte senza alcuna giustificazione” (qui l’articolo di Repubblica che racconta l’episodio più recente).

La burocrazia non è la soluzione alla corruzione dilagante, la burocrazia è il problema.

Squarciare le teche

“Come si fa a non capire che pagare mille euro di tasse in meno o evitare di andare in pensione un anno più tardi non serve a niente? Quello che ci serve è squarciare queste teche in cui ognuno si è sistemato. ”

Sono parole scritte da Franco Arminio, pubblicate il 28 settembre 2011 da Doppiozero (qui l’intervento completo).

Per squarciare queste teche occorre un’energia articolata. In primo luogo si tratta di rendersi avversi all’idea che la stabilità faccia per noi. Siamo una specie che possiede un cervello perché ha bisogno di muoversi e nelle teche il cervello avvizzisce. In secondo luogo occorre tornare ad amare l’inaspettato, anziché averne paura. Infine è necessario attraversare tutto quello che ci capita tra i piedi: confini, discipline, saperi, professioni. Bisogna coltivare l’impeto dell’oltraggio, se non s’intende trasformarsi in un ortaggio.

Ho scritto Zainocrazia perché le teche in cui ci siamo sistemati si fanno sempre più stringenti, si serrano attorno alla nostra capacità di meraviglia e la burocratizzano, banalizzando il lavoro, le relazioni, gli apprendimenti. Siamo verbi, non sostantivi, e ci occorre esplorare senza posa per non diventare reperti di un museo noiosissimo.

Una complessità praticabile

Duecento anni fa, quando abbiamo inventato la burocrazia moderna, abbiamo creduto che il mondo fosse un luogo complicato, nel quale sarebbe stato possibile organizzarsi al meglio col solo aiuto di appositi regolamenti. Ora che abbiamo finalmente capito che il mondo è un luogo complesso, intriso di contraddizioni e incomprensioni, meravigliosamente imprevedibile, la burocrazia c’impedisce di trasformarci in quel che siamo, giacimenti ambulanti di risorse inesauribili, che fioriscono nelle relazioni e appassiscono nelle procedure. Quelli tra noi che oggi chiedono più ordine, si comportano come la domestica di Quino: burocrati inappuntabili che vorrebbero eliminare dal mondo ogni traccia di ambiguità, perché hanno timore della diversità. La zainocrazia è lo schema organizzativo che neutralizza l’insipienza dei burocrati e moltiplica opzioni, opportunità, disposizioni ed espressioni.