
Qualche settimana fa, a Valdagno, ho potuto raccontare Zainocrazia a una platea particolarmente attenta, grazie alle preziose domande di Sebastiano Zanolli. Ecco qualche estratto.

Qualche settimana fa, a Valdagno, ho potuto raccontare Zainocrazia a una platea particolarmente attenta, grazie alle preziose domande di Sebastiano Zanolli. Ecco qualche estratto.

Qualche settimana fa, a Valdagno, ho potuto raccontare Zainocrazia a una platea particolarmente attenta, grazie alle preziose domande di Sebastiano Zanolli. Ecco qualche estratto.

Questo bell’articolo de Il popolo veneto solleva questioni interessanti e pone alcune domande incisive.
Questa sera, a Valdagno, cercheremo di formulare risposte che risultino all’altezza.

Grazie a Ulis, la zainocrazia – che elogia il movimento come fonte di valore e strumento di cambiamento organizzativo – è stata presentata nella casa romana del movimento. Qui il resoconto.

Quello che è invece facile da equivocare è la strada che occorre imboccare per farlo. Ecco, stiamo per parlare di questo, al Mercato Centrale della Stazione Termini, Luigi Corvo, Simone Tani e io: per fare ritorno alla semplicità bisogna abituarsi a non temere la complessità – basta uno zaino compiutamente attrezzato.

Per i pochissimi che, ieri mattina, avessero avuto altro da fare e si fossero persi la diretta sul canale Le Fonti del Sole 24 Ore, ecco una seconda opportunità:

Ingegnosità collettiva: quando le risorse scarseggiano, è opportuno evitare di affidarsi all’eccezionalità dei talenti individuali (ci sono poche cose che fanno male al cambiamento organizzativo quando i programmi aziendali dedicati ai cosiddetti “young talents”), se si vuole organizzare uno schema organizzativo più equo e più efficace. Collective ingenuity, la definiscono i libri scovati in India (Jugaad innovation). Sull’ingegnosità collettiva è imperniato l’impianto concettuale della zainocrazia, un pattern che valorizza relazioni e divenienza anziché elementi e stabilità.
D’ingegnosità collettiva e superamento dei vincoli burocratici si parlerà venerdì 11 maggio (ore 14:30), nell’ambito degli incontri organizzati presso la mostra Smart City da Flows, la rivista digitale che racconta, in tre lingue, il pensiero dei flussi. Insieme a Santiago Caravaca (Partner Trivioquadrivio), che è un’autorità in fatto d’ingegnosità collettiva di stampo legale, interverranno Piero Pelizzaro (Chief Resilience Officer del Comune di Milano) e Francesco Ventura (responsabile Ambiente ed energie rinnovabili di OICE). Io avrò il piacere di moderare la conversazione, che si annuncia piuttosto interessante.

Paul Mijksenaar viene considerato uno dei più importanti wayfinder designer del mondo. Cosa fa un wayfinder designer? È la persona cui siamo grati quando troviamo alla svelta quello che cerchiamo, in città e nelle grandi infrastrutture (stazioni ferroviarie, aeroporti, ospedali, e così via); la stessa persona cui rivolgiamo le nostre imprecazioni quando non riusciamo a orientarci e smarriamo la via. Insomma, un progettista che scalpita per ridurre ai minimi termini la burocrazia del comunicare.
Ieri pomeriggio Mijksenaar ha mostrato di essere proprio bravo. Raccontando la sua quarantennale esperienza nell’ambito dell’incontro organizzato dalla rivista digitale Flows – Modelling mobility all’interno della mostra Smart City, a Milano, il progettista olandese ha citato una grande quantità di argomenti interessanti. A me, cui è capitato il piacere di moderare il suo intervento, è parsa irrinunciabile una delle sue pagine, riprodotta qui sopra. Chi progetta con cura sa bene che la complessità non può essere ridotta artificiosamente, solo per ottenere maggiore controllo (come molti manager vorrebbero), né può essere governata (come sembrano credere molti educatori). La complessità deve invece divenire più evidente, e sempre più leggibile. Molti guai sarebbero evitati, se solo avessimo tutti maggiore consapevolezza della complessità nella quale sguazziamo, o affoghiamo, o generiamo valore (scegliete voi).

I colleghi di Ulis raccontano brevemente l’incontro degli studenti di Coder 360 con la zainocrazia.
Un incontro molto bello.

Luigi Corvo e Simone Tani sono tra i fondatori di Ulis, la cooperativa nata qualche mese fa allo scopo di reincantare il mondo.
Trivioquadrivio, invece, è stata creata (22 anni fa) per restituire unità alle discipline che hanno smembrato il sapere occidentale.
La convergenza di Ulis e Trivioquadrivio segnala la coappartenenza di incanto creativo (fonte prima del pensiero) e indisciplina rigorosa (origine di ogni progetto innovativo), oltre che la smisurata fiducia nel futuro che si nutre da parte di questo gruppo di attivisti culturali.
Ne parleremo a Roma, in un posto bellissimo, affollato di zainocrati, il 18 maggio alle 17:30.