Codice zainocratico

Coder 360 è un esperimento didattico che interpreta la programmazione del codice in modo originale: i partecipanti al master ottengono “quel mix di competenze che consentono di sviluppare piattaforme digitali e di coglierne al tempo stesso le possibilità economiche, sociali, culturali”. Programmatori ben coltivati o, se si preferisce, intellettuali capaci di sviluppare codice.

Mentre condividevo con loro i principi della zainocrazia, gli studenti e gli organizzatori mi hanno aiutato ad avvicinarmi ai significati del coding. Affascinanti e mobilitanti, come ogni esperienza zainocratica.

Pensare con le mani

Un modello LEGO SERIOUS PLAY (r) per raccontare la zainocrazia. A Prato, insieme ai colleghi di Ulis, in occasione di un 25 aprile come si deve: Coder 360.

In memoria di Giovanni Liotti

Giovanni Liotti se n’è andato poche ore fa. Non l’ho mai incontrato di persona ma gli devo molto. Il suo libro La dimensione interpersonale della coscienza, letto sul finire degli anni Novanta, è stato per me decisivo. Insieme alle riflessioni di Carlo Sini sulle pratiche, le pagine di Liotti hanno tracciato un solco che è subito diventato l’argine più affidabile per ordinare le provenienze e, soprattutto, per incanalare il successivo, disordinatissimo flusso di letture, scritture e azioni che ha infine condotto, provvisoriamente, alla redazione di Zainocrazia.

Più di ogni altra lettura, quel libro mi ha fatto vedere per intero il significato delle parole di Paul Valéry, appena ci sono solo io, non c’è nessuno. Semplicissime parole, che non siamo capaci di prendere sul serio perché il farlo c’impedirebbe d’intestardirci nella ridicola ricerca d’una identità, per cominciare a riconoscere nelle relazioni la fonte di ogni generazione ed esistenza.

Giovanni Liotti mi ha aiutato, naturalmente senza poterlo sapere, a coltivare molti sogni e, nella coltivazione, tenermi alla larga dal crinale più pericoloso, la prepotenza dell’io. “Illusoria – scrive Liotti – resta solo l’impressione della propria autosufficienza rispetto alla matrice di relazioni in cui ogni individuo è immerso. Vivere secondo questa illusione implica l’attribuzione di scarso valore all’intersoggettività e all’empatia e rende dunque insensibili alla ricerca di buone qualità nelle relazioni”.

Quando scompare l’autore di un libro così importante, ci è più facile capire quale misera cosa saremmo senza certe pagine e senza certi scrittori.

Decideremo strada facendo

“Decideremo strada facendo” è la frase che chiude Tre manifesti a Ebbing, Missouri.

Un film importante, non solo bello. La sua importanza deriva dalla scelta di raccontare cose piuttosto difficili da raccontare (la violenza, il dolore, il perdono, il desiderio, la vendetta, la morte, la vita) prendendo le distanze dal riduzionismo.

Se volessi spingere un amico a vedere il film, gli direi questo: ciascuno di noi si trova irretito nel flusso degli accadimenti, in cui s’intrecciano di continuo le conseguenze indesiderate delle buone intenzioni e gli effetti curiosamente desiderabili delle azioni peggiori; all’interno di questa rete, molti di noi semplificano, per non venire soverchiati dall’insostenibile abbondanza del reale. Ma la semplificazione non risolve nulla. Il suo ruolo è quello di tranquillizzare i più deboli, coloro che si accontentano dei luoghi comuni e che, nel dubbio, preferiscono le procedure prestabilite. È probabile che, dopo queste parole, il mio amico resterebbe a casa, ma si perderebbe qualcosa.

Continua“Decideremo strada facendo”